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MILANO

Non tutti la amano, a molti è indifferente o comunque spesso non viene considerata tra le maggiori città di interesse turistico, eppure non è così. Se la si guarda con occhi che si sono spogliati dei pregiudizi (climatici o, possiamo dirlo, “coloristici”: Milano è grigia... E poi? Il grigio è sempre un colore e ha numerose sfumature...), Milano è una delle città più interessanti d’Italia. Milano non è fredda, casomai è discreta.
Probabilmente si pone all’attenzione per altro o preferisce mostrare una delle sue due facce, quella della città capoluogo dell’economia italiana, quella di una città dinamica ai limiti della sopportazione, la città del “lavoro, guadagno, pago, pretendo!” per citare una delle parodie più classiche del milanese tipo... Milano probabilmente nasconde o preferisce non mettere in mostra quelli che sono i suoi veri tesori (che sono quelli per cui in altre città, il turista rimane incantato): gli angoli più nascosti e defilati, magari anche lontani dal centro, le stradine meno frequentate e dove si possono trovare sia lussuosi palazzi settecenteschi e ottocenteschi sia le più modeste case di ringhiera, un must dell’attuale concetto dell’abitare in città, le botteghe degli artigiani, importanti musei e pinacoteche, un patrimonio monumentale tra i più ricchi della penisola …un vero e proprio volto parallelo diverso da quello divulgato dai mezzi di comunicazione…. luoghi comuni compresi!

Milano è bella immersa nella nebbia, quando i rumori sono attutiti e i palazzi sembrano ancora più monumentali, e i giardini diventano i luoghi delle favole con strane creature che scopri essere semplicemente dei cagnolini al guinzaglio. Milano è bella sotto la neve, quando quella magnifica”torta” ( è uno spettacolo, qualcosa che lascia a bocca aperta anche per l’unicità dello stile) che è il Duomo lo diventa ancora di più profilata da un sottile strato di brina e quando una strana eccitazione sale tra la gente che cammina per le strade imbiancate. E Milano è bella con il sole nelle belle giornate di primavera, fresche, con un cielo azzurro uniforme e che lascia risaltare le evidenze architettoniche della città: il Duomo, il Castello Sforzesco, la Stazione Centrale, il Pirellone, la Torre Velasca. Milano è bella anche in pieno agosto, con le strade vuote e le saracinesche abbassate, con l’afa che trasforma i Navigli in canali veneziani e con le zanzare in agguato che, come tutti sanno,.... amano l’aperitivo in uno dei tantissimi locali di questa zona.

Non trascurate il classico itinerario che prevede il Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele (raccomandiamo agli scaramantici una capatina al “Toro” raffigurato sul pavimento... chiedete in giro come mai e cosa fare), Palazzo Reale, sede espositiva di prim’ordine, Il Museo Poldi Pezzoli e tutte le altre meraviglie della città. In più vi consigliamo di non perdere:

CASTELLO FORZESCO
Da Piazza Duomo imboccando Via Dante vi troverete di fronte al Castello Sforzesco che vi consigliamo in un itinerario diurno per ammirare al suo interno il Museo del Castello e in particolar modo la Pietà Rondanini, capolavoro di Michelangelo Buonarroti. Se invece volete davvero avere la senazione di trovarvi altrove e in un altro tempo e non in una grande metropoli capitate in Piazza Castello a notte fonda…val la pena!

SANTA MARIA DELLE GRAZIE
Santa Maria delle Grazie, in Corso Magenta,: perfetta sintesi tra volumi e luci è l’illustrazione perfetta del Rinascimento. Capolavoro del Bramante. All’interno del chiostro della Chiesa, dopo aver fatto la fila o trovato un pretesto per scavalcare i giapponesi ( e, dopo aver prenotato), una breve visita (breve perché più di tanto non ti concedono di fermarti!), all’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.

SANTA MARIA PRESO SAN SATIRO
Un altro capolavoro del Bramante e un vero e proprio gioiello architettonico è la piccola chiesa di Santa Maria presso San Satiro. Non si scova facilmente nonostante sia in pieno centro, proprio all’inizio di Via Torino. Fate attenzione perché di fronte c’è sempre un fiorista che copre un po’ la visuale dell’ingresso, entrate e non ve ne pentirete!

SANT’AMBROGIO
Sant’Ambrogio. Da Piazza Duomo imboccate Via Dante e, giunti in Piazzale Cordusio sulla sinistra proseguite lungo Corso Magenta fino alla Basilica di Sant’Ambrogio, architettura tra le più note del romanico italiano, capolavoro di equilibrio e stile.

QUARTIERE DI BRERA
Vi consigliamo una passeggiata nel quartiere di Brera oltre che per il Museo della ‘Accademia di Brera, pieno zeppo di capolavori, anche per scoprire una dimensione più quotidiana e familiare di Milano tra vicoli dove si ascoltano i rumori di una città diversa. Andate in Via San Marco tra negozi di prodotti biologici e gallerie d’arte. Il giovedì si svolge il mercato. Se invece andate di sera, Via dei Fiori chiari vi stupirà, ricca di locali e di…. (pensate un po’) chiromanti che per pochi euro vi leggeranno la mano.

SAN SIRO E L’IPPODROMO
Si trovano in zona Fiera (M1 Amendola Fiera), per gli sportivi e non è comunque uno spettacolo visitare uno dei più importanti stadi d’Italia e, all’Ippodromo di San Siro, fare una foto sotto l’enorme cavallo in Bronzo di Leonardo da Vinci.
Vi raccontiamo brevemente la storia.
Nel 1482 Ludovico il Moro Duca di Milano, propose a Leonardo di costruire la più grande statua equestre del mondo: un monumento a suo padre Francesco, duca dal 1452 al 1466, anno della sua morte.
Leonardo lavorò (anche se in modo saltuario) per sedici anni al progetto e riuscì a costruire un modello di terracotta alto sette metri da cui si ricavarono gli stampi per la colata. In quegli anni Leonardo aveva dovuto ideare anche un nuovo sistema di fusione perché il cavallo avesse le pareti molto spesse e si potesse farlo in un'unica colata di bronzo.
Le vicende politiche resero tutto questo lavoro inutile: nel settembre 1499 il Ducato fu invaso dai francesi di re Luigi XII e del modello e degli stampi si persero le tracce. Pare che il gigantesco modello in creta sia stato preso a bersaglio dalle truppe guasconi quando conquistarono Milano.
Nel 1977 Charles Dent ebbe l'idea di risuscitare il cavallo secondo i piani di Leonardo e di farne poi dono all'Italia e alla città di Milano. Per sedici anni Dent seguì questa idea, riuscendo a costruire un modello preliminare alto due metri e mezzo, ma sempre a corto di fondi e inseguendo finanziatori dell'impresa. Dent morì nel 1994 senza riuscire nell'impresa.
Il lavoro venne ripreso e proseguito dalla scultrice Nina Akamu che riuscì a costruire il modello finale. Le sette sezioni arrivarono nel luglio del 1999 a Milano dove vennero saldate insieme. Dopo qualche discussione il cavallo fu posto il 9 settembre del '99 all'ingresso dell'ippodromo di San Siro.

 

CUCINA

La cucina milanese è una cucina invernale legata al suo clima umido e freddo.
I piatti tipici che si possono gustare nelle trattorie e nei ristoranti del capoluogo lombardo sono: il risotto alla milanese, la cotoletta alla milanese e la casouela.
Quest’ultima è un piatto di trippa che i milanesi chiamano anche BUSECCA. Si tratta di un piatto di verdura, zuppa e carne. La leggenda e la tradizione raccontano che in passato, dato che le donne erano molto pigre e non volevano o non potevano ( dovevano anche pensare a tutto il resto) trascorrere la giornata dietro i fornelli, inventarono questo speciale piatto unico. La pentola veniva riempita con gli ingredienti sopra elencati e quasi dimenticata sul fuoco fino a che il brodo non si asciugava del tutto. La trippa va cucinata in grande quantità perché, come sanno i milanesi doc, riscaldata il giorno dopo è ancora più buona.
Dietro la ricetta del risotto alla milanese si cela invece un’altra leggenda. Nel trecento sulle tavole dei ricchi si usava presentare dei piatti rivestiti ‘oro poiché si pensava che questo metallo prezioso facesse molto bene alla salute e lo spirito. Ovviamente erano in pochi a potersi permettere questo lusso. Un manoscritto conservato alla Biblioteca Trivulziana racconta che durante la costruzione del Duomo, un mastro vetraio che amava il colore giallo tentava di inserirlo in ogni vetrata. Per gioco il suo maestro gli disse che se fosse andato avanti così avrebbe finito per mettere lo zafferano anche nel risotto. E lui così fece durante il matrimonio della figlia del suo maestro quando i commensali si videro servire i piatti dello stesso colore di quelli delle tavole dei sovrani.