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PALERMO

L’idea era quella di scrivere su Palermo svicolando dai luoghi comuni, dalle immagini stereotipate e abusate, di darne una immagine contemporanea, di partire da ciò che è oggi la città trascurando o mettendo in secondo piano il suo passato, la sua storia, la magnificenza dei secoli passati…. Alla fine, dopo molto rimuginare, ci siamo resi conto che non è possibile e che l’unica cosa che dovremmo riuscire a  fare, o immaginare di fare qualora il nostro viaggio fosse di tipo virtuale, è quella di aggirarci tra le strade di Palermo trascurando il traffico, le automobili e  i motorini ( di gente rigorosamente senza casco!), facendo finta di non vedere i bus, a quel punto potremo renderci conto di quanto sono importanti le stratificazioni, le mescolanze la compresenza o il succedersi di razze e di popoli che, nel corso della storia, hanno abitato, occupato, determinato le sorti storiche e l’aspetto urbanistico di questa città da favola, che sbalordisce e ammalia. E del resto sarebbe stato davvero impossibile tacerne. Gesualdo Bufalino aveva parlato della Sicilia come di un’ “isola plurale”, potremmo dire che Palermo è “plurale” che vi si ritrova l’essenza di tutta l’isola  e che essa racchiude il distillato delle vicende siciliane che l’hanno vista protagonista di primo piano in quanto capitale del Regno di Sicilia. Rispetto alla città di Messina, sua eterna rivale, e a gran parte della Sicilia, tutta Palermo è stata intaccata in maniera meno massiccia  da quelle catastrofi naturali, che hanno distrutto altre città alterandone l’aspetto. Ma non è stata risparmiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Palermo oggi, eccezion fatta per il traffico caotico e ingestibile ( una delle piaghe della Sicilia secondo il mafioso di Jonny Stecchino), svolge appieno il ruolo di museo all’aperto all’interno del quale sono leggibili le vestigia dei popoli conquistatori, e nel quale l’aria che si respira è ora decadente ( in effetti sono anche molte le zone in decadenza, i ruderi, i muri sbrecciati e le abitazioni fatiscenti… ma ci addentreremmo in un discorso politico e sociale… mentre in realtà scopo di questa introduzione è quella di mettere in risalto i punti forti della città, i suoi gioielli, gli itinerari più interessanti in maniera snella, agile, secondo le regole dello small talk tanto caro ai popoli anglosassoni e non solo loro …. noi siciliani che per far chiacchere siamo in cima alla lista…), ora sfarzosa, raffinata, elegante, a tratti eccessiva. Palermo fu la città dei minareti, il Giardino delle delizie e rivaleggiava con Baghdad ( La Rosa d’Oriente) per supremazia tra le capitali del mondo allora conosciuto. Palermo “Panormus” in greco vuol dire “Tutto Porto”, e città di mare Palermo è stata per i greci, i romani, gli arabi, i normanni, i francesi, gli spagnoli. Una città dove prese forma un idioma che mescolava i linguaggi mediterranei e che era utilizzato dai marinai e dai mercanti, dai cristiani e dai musulmani, sulle banchine, nei fondaci e nei mercati dei porti del Mar Mediterraneo, il sabir.

Il nome arabo di Palermo era AZIZ ( La Splendida), pensate che era San Tommaso “il moro”, moro di pelle e di nascita, il patrono della città prima ancora del trionfo delle sante protettrici donne e di Santa Rosalia, la Santuzza. Città aperta, città multiculturale, città marinara ma che guarda verso i monti che la circondano. E’ quasi impossibile consigliare o pianificare degli itinerari palermitani ed è anche un vero peccato, vorrebbe dire mettere ordine e andare contro quella incredibile confusione, contro lo spirito di Palermo, che trascina con se odori, sapori, colori, emozioni indescrivibili. L’ideale ( e in questo Palermo è molto simile a Venezia, entrambe perle del Mediterraneo, entrambe meticce, entrambe ponti verso l’Oriente) è andare a zonzo, affidarsi al caso, salire, scendere, ritornare al punto di partenza, perdersi nei vicoli, addentrarsi nei cortili, sfuggire ai luoghi più malfamati, riposarsi sul bordo di una fontana, immergersi nel verde dei parchi cittadini, questa è “la morte sua…” anche se per Palermo non è proprio l’espressione più adatta………..!

Se vogliamo proprio prendere un punto di riferimento partiamo da Piazza Vigliene, meglio nota come i Quattro Canti, il centro geometrico di Palermo.

Si trova all’incrocio di Via Maqueda, realizzata nel 1577. L’apertura di questa via rappresentò uno degli eventi più importanti e uno dei progetti più ambiziosi di tutta l’urbanistica europea del tempo, non tanto per la realizzazione di un grande asse rettilineo ottenuto sventrando i borghi medievali (secondo una prassi molto diffusa in età manieristica e barocca), quanto perché nell’incrocio ad angolo retto con il Cassaro, l’intera configurazione della città veniva riformulata secondo un disegno unitario. Ai cinque quartieri di Palermo, si sostituiscono i Quattro Mandamenti. I Quattro quartieri alle spalle dei quattro Canti hanno conservato i loro nomi pittoreschi: Kalsa a nord est, Albergheria a sud-est; Capo a sud-ovest¸Vucciria o Loggia a nord-ovest. I Quattro palazzi ad angolo dei Quattro canti sono stati smussati in modo da formare la Piazza e a comporre uno stupefacente scenario barocco ricco di balconi, cornici, fontane. Ognuno dei canti è sormontato dalla statua di una stagione, nella nicchia del secondo ordine sono contenute statue di sovrani da Carlo V a Filippo IV. Nelle nicchie del terzo ordine si trovano invece le statue delle sente patrone della città prima dell’avvento di Santa Rosalia: Santa Ninfa, Santa Cristina, Santa Oliva e Sant’Agata.. Tutti i poteri vi sono rappresentati: quello cosmologico, quello secolare e quello temporale. Il primo e il terzo appartengono alle donne, quello meno importante agli uomini….. I Quattro Canti sono anche definiti come il Teatro del Sole in quanto dalla posizione centrale della Piazza si riesce ad osservare il cammino del sole dall’alba al tramonto.

Negli immediati paraggi dei Quattro Canti si trovano monumenti che illustrano le varie stagioni artistiche di Palermo. Al medioevo risalgono le due chiese di Santa Maria dell’Ammiraglio meglio nota come Martorana e di San Cataldo, capolavori dell’architettura e della decorazione  normanna. La Martorana fu fondata nel 1140 circa da Giorgio Antiocheno, Grande Ammiraglio di re Ruggero. Ruggero II fu incoronato nella Martorana e all’interno dell’architettura si trova un mosaico che raffigura il sovrano di Sicilia mentre riceve l’investitura divina. Adiacente ala Martorana è la Chiesa di San Cataldo edificata nel 1153. Dopo l’ultima guerra mondiale furono ritrovati sotto di essa i resti di mura di epoca romana che si possono ammirare dalla sottostante Piazza Bellini A poca distanza la Chiesa di Santa Caterina che conserva al suo interno la più vasta decorazione in marmi policromi della città del XVIII secolo. La Storia di Giona in particolare, offre un esempio chiaro dell’immaginazione e della fantasia barocca. Nel convento attiguo alla Chiesa, le sorelle, al pari delle consorelle degli altri monasteri palermitani si dedicavano all’arte pasticcera, ma questo è un altro discorso che affronteremo in una sezione speciale dedicata alla dolceria palermitana. San Giovanni dei Teatini è una architettura barocca con un interno sontuosamente decorato. Tra le opere più importanti possedute dalla chiesa ricordiamo due acquesantiere una delle quali è del Marabitti il più importante scultore siciliano del XVIII secolo, mentre la volta del transetto è decorato da angeli e putti di Giacomo Serpotta geniale stuccatore e figura emblematica dell’arte palermitana.

Dai Quattro Canti proseguendo per pochi metri sulla Via Maqueda si affaccia Piazza Pretoria con la fontana omonima e il Palazzo delle Aquile, sede del Municipio di Palermo, e sede del Senato palermitano dal 14° secolo. Gli storici datano l’edificio al 1300 sotto il regno di Federico II di Svevia.

Tornando indietro e percorrendo per pochi metri Corso Vittorio Emanuele in direzione della cattedrale a sinistra ci si imbatte nella Chiesa di San Giuseppe dei Teatini poco significativa all’esterno ma con degli interni sontuosamente decorati. Proseguendo il cammino in direzione della cattedrale sulla destra si trova la Chiesa del SS. Salvatore, di epoca normanna ma rifatta nel 1500, poco più avanti sempre sulla destra si trova la Biblioteca Regionale che fa parte del Collegio dei Gesuiti costruito nel 1588 e pochi metri più avanti si arriva al Piano della Cattedrale e più avanti al Palazzo Arcivescovile.

 

Lasciato il Piano della Cattedrale se si percorrono gli ultimi cento metri di Corso Vittorio Emanuele si scoprono tra il Palazzo Arcivescovile e Palazzo Bonanno i resti di abitazioni romane del I sec. d.C scoperte nel 1864, dopo circa 50 anni di scavi.

Ci troviamo nella zona della Paleopoli, il primo centro abitato di Palermo, fondato dai fenici che, in seguito, in età islamica venne chiamata “al-Hallqah” che vuol dire recinto. I resti delle costruzioni puniche e romane sono, probabilmente, sotterrate da qualche parte sotto le costruzioni degli emiri musulmani dell’800 d. C che, in seguito nel 1072 divennero reggia normanna. In questi luoghi, sotto il Regno di Federico II fiorì la Scuola Siciliana. Si prosegue su Corso Calatafimi e, oltre Porta Nuova, si scorge l’immensa mole del Palazzo dei Normanni. Dal 1947 ospita l’Assemblea Regionale Siciliana ma è comunque visitabile, anzi è una delle mete obbligate per chi si reca in viaggio a Palermo. La sola Cappella Palatina infatti , non esageriamo, giustifica un viaggio in Sicilia. Il palazzo sorge in un quartiere disadorno e privo di fascino. Il castello, arabo in origine, rimaneggiato nel XII secolo è descritto con dovizia di particolare in ogni guida di Palermo. Scrive Guy de Maupassant nel suo Viaggio in Sicilia ( Viaggio in Sicilia, Edrisi, Palermo, 1977) : “ Quando si penetra nella Cappella palatina si rimane inizialmente stupefatti come di fronte a una cosa sorprendente di cui si subisce il fascino prima ancora di avere compreso di cosa si tratti.. la bellezza colorata e calma, penetrante ed irresistibile della chiesa lascia senza fiato di fronte a quei muri coperti di immensi mosaici a fondo d’oro soffusi di un chiarore dolce che illumina l’intero monumento di una luce tenue la quale proietta subito in mente paesaggi biblici e divini.. Quel che rende così violenta l’impressione prodotta dai monumenti siciliani è il fatto che alla prima occhiata colpisce più l’arte della decorazione che non quella dell’architettura”… e se ce lo dice un normanno, possiamo starne certi!

In Piazza Indipendenza, poco distante, si trova va invece Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione Siciliana. Il giardino del palazzo è uno zoo in miniatura aperto solo ai bambini accompagnati dai genitori. L’ingresso è dal Corso re Ruggero. All’interno si trovano enormi ficus e animali amati dai più piccini: i cerbiatti, le oche, le cicogne, i pavoni ( il parco giardino è aperto solo il sabato e la domenica fino alle ore 12.30 e vi si può accedere solo con bambini al seguito). Di fronte all’uscita del Parco, scendendo dal lato opposto al Palazzo Reale, in Via dei Benedettini si erge, mimetizzato da un giardino arabeggiante, San Giovanni degli Eremiti, uno dei simboli della città con le sue cupole rosse.

Costruita da Ruggero il Normanno tra il 1130 e il 1148 la chiesa faceva parte di un complesso conventuale, sorge in un luogo ricco di stratificazioni storiche che attestano la vocazione sacra di quest’area grazie alla presenza di una fonte sotterranea.

La chiesa orientata verso est è un solido geometrico sul quale si innestano i volumi rigonfi delle cupolette rosse. Solo l’abside centrale si evidenzia all’esterno. All’interno la struttura cubica cupolata di origine fatimita (la qubba) di fortissimo valore simbolico (il quadrato rappresenta la terra e il cerchio il cielo), viene adattata alle esigenze cristiane della monarchia normanna e costituisce il modulo generatore della chiesa.

Un’altra delle mete classiche di Palermo da non perdere è l’Orto Botanico, uno dei più famosi d’Europa, soggetto di numerosissime opere d’arte e cornice ideale per assolati pomeriggi palermitani. Per raggiungerlo bisogna spostarsi in Via Lincoln, passando per la Stazione Centrale in Piazza Giulio Cesare. L’orto Botanico, fondato nel 1786, è uno tra i più antichi d’Europa. Dieci ettari di yucche, cycas, ficus, banana, cactus, euforbie e una infinità di specie vegetali che vi daranno l’impressione di trovarvi all’interno di una foresta tropicale anche se siete a pochi metri dal Mar Mediterraneo. Se siete fortunati potrete assistere anche al fiorire delle Ninfee. Il Ginnasio, edificio centrale di gusto neoclassico risale alla fine del XVIII secolo come del resto i due edifici laterali progettati da Giuseppe Venanzio Marvuglia.

Uscendo dall’Orto Botanico, qualora non foste ancora soddisfatti dalla scorpacciata di verde a pochi metri sullo stesso lato si trova Villa Giulia. Sorta nel 1778 prende il nome da Giulia Guevara moglie del vicerè Marcantonio Colonna. Sul lato occidentale della villa, in prossimità del cancello dell’orto Botanico, si trova la Fontana del Genio di Palermo, opera di Ignazio Marabitti del 1778. Di fonte alla villa per rifocillarvi, al bar di fronte potrete gustare delle ottime arancine e della squisita pasticceria palermitana.

Sullo stesso lato della Via Lincoln si apre la Porta reale che immette in uno dei quartieri storici di Palermo, la Kalsa (da Al – Halisah, l’Eletta)

Dalla Piazza di Santa Teresa risalendo la Via dello Spasimo si giunge all’omonima costruzione, un gioiello ritrovato di Palermo, abbandonato per secoli e oggi risorto grazie ad un efficace intervento di restauro.

Un nome  che evoca sofferenza, disperazione. Un luogo dove fino agli anni Ottanta venivano portati gli anziani ammalati, gli indigenti o i senzafamiglia e senza speranza di guarigione. Oggi lo Spasimo di Palermo è come un vecchio gioiello che si era smarrito nel giardino sotto casa, e dopo un accurato e efficace restauro è uno degli spazi più suggestivi recuperati alla città per mostre, spettacoli, incontri o anche solo per andare a passeggiare. Al recupero dello Spasimo si aggiunse all’epoca il recupero dell’Oratoriodei Bianchi con la collocazione degli stucchi del Marabitti e del Serpotta provenienti dal demolito Monastero delle Stimmate. I due complessi sono quasi contigui e fanno parte di un itinerario che può comprendere anche Palazzo Abatellis e la sua Pinacoteca, Lo Steri, attuale sede del Rettorato e ,un tempo, del Tribunale della Santa Inquisizione, e l’ex Convento di Sant’Anna della Misericordia.

E dallo Spasimo ci si dirige verso Piazza Marina, altro centro nevralgico del capoluogo siciliano. Lo spiazzo un tempo era sede di mercato, di giostre medievali, corride di tori, rappresentazioni teatrali oltre che la principale sede palermitana di esecuzioni capitali: mannaie per i nobili, forche per la plebe e roghi di fantocci per punire gli eretici.

Si passa lungo Via Alloro con le case danneggiate dai bombardamenti “alleati” e dal terremoto del 1968, si incontrano numerosi venditori ambulanti di “pane e panelle” (pane con una frittata di farina di ceci), piatto tipico ( e povero!) della città. L’elenco dei monumenti è lungo, ma possiamo provare a darne una idea : la Chiesa della Gancia del ‘500 e ricca di opere d’arte; i Palazzi Sambuca, Monroy, Bonagia, Bellacera, Castrofilippo, Patella. Uscendo da Via Alloro su Via Butera si trova la Chiesa della Madonna della Pietà della fine del ‘600 con la maestosa facciata sostenuta da imponenti colonne e gli interni riccamente decorati da stucchi di Giacomo Serpotta e affreschi del Borremans. Continuando per Via Butera si trova l’ingresso della “Passeggiata Mura delle Cattive” dove la vista spazia da Monte Pellegrino a Capo Zafferano, in pratica tutto il Golfo di Palermo. Si raggiunge Piazza Santo Spirito e si oltrepassa Porta Felice, un magnifico apparato monumentale voluto dal vicerè Marcantonio Colonna nel luogo in cui terminava il vecchio asse viario della città, l’antico Cassaro, oggi Corso Vittorio Emanuele.

Vi capiterà, in giro per Palermo de leggere la scritta GENOARDO. Di cosa si tratta vi chiederete?.

Ruggero II, primo re normanno di Sicilia un giorno decise di far realizzare un parco reale che voleva fosse il più bello al mondo. Il parco fu chiamato Genoardo da gennet-ol-ardh che vuol dire “paradiso della terra” e si stendeva in lungo e in largo fino a Monreale e Altofonte  e a sud fino alla zona di Brancaccio. All’interno del parco si trovava la Zisa. Vi si giunge attualmente da Via Whitaker o da Via Gili se si proviene da Piazza Principe di Camporeale, altrimenti da Via Zisa. La mole della costruzione è imponente e dobbiamo immaginarla mille anni addietro quando era circondata dal verde e rifletteva in uno specchio d’acqua Fu edificata tra il 1165 e il 1180 Da Guglielmo II. Dimora estiva legata agli “otia” dei re normanni venne modificata nel XV in un centro di attività agricola accentuandone il carattere di fortificazione. La Zisa è un unicum in tutto il Mediterraneo dal momento che dei similari palazzi arabi non sono rimasti che ruderi. Al piano terra della costruzione si trova la sala di rappresentanza detta anche “sala della fontana” a pianta cruciforme e coperta da una volta a crociera. L’acqua della fontana scivolando su una lastra inclinata confluiva in dei piccoli bacini sul pavimento e finiva nella pescheria. Nei piani superiori si trovavano gli appartamenti privati con un ingegnoso sistema di ventilazione. La tappa successiva di questa passeggiata  ci porta alla Cuba (imboccando: Via Normanni, Corso Finocchiaro Aprile, Corso Alberto Amedeo, da Piazza Indipendenza a Corso Calatafimi. Oltrepassando il portone di ingresso al n° civico 100 ci si trova davanti a un altro mirabile edificio d’aspetto molto simile alla Zisa.  Pensate che Boccaccio vi ha ambientato una delle novelle del Decameron (sesta novella della quarta giornata). L’edificio è a pianta rettangolare, poggiava su un basamento ed era circondato da un laghetto e immerso nel verde. L’interno ha subito diversi rimaneggiamenti ed è distribuito intorno a un vano centrale in cui sono visibili le tracce di una fontana.